Zero Gradi

“Prendiamo un esempio semplicissimo. Immaginiamo di avere davanti un blocco di ghiaccio e di riscaldarlo a poco a poco: meno sei gradi, meno cinque gradi e mezzo, meno cinque…In generale riscaldare il ghiaccio di mezzo grado non produce effetti interessanti: abbiamo solo un blocco di ghiaccio leggermente meno freddo di un minuto prima. Ma quando arriviamo alla temperatura critica di zero gradi centigradi, osserviamo un cambiamento improvviso e sensazionale. La struttura cristallina del ghiaccio si disgrega e all’improvviso le molecole d’acqua cominciano  colare e fluire liberamente l’una intorno all’altra. L’acqua congelata si è trasformata in acqua liquida a quel grado critico di energia interna. Alla temperatura critica i cambiamenti incrementali hanno smesso di avere effetti incrementali e hanno scatenato un improvviso cambiamento qualitativo denominato << transizione di fase >>.
La natura è piena di transizioni di fase. Il passaggio dall’acqua congelata all’acqua liquida ne è un esempio. […] Possono verificarsi transizioni di fase anche nei sistemi sociali, dove milioni di decisioni o atteggiamenti individuali interagiscono al punto di convertire all’improvviso un intero sistema sociale in un altro tipo di ordinamento. […]”

da “L’uomo che credeva di essere morto” di Vilayanur Ramachandran

Dopo aver ricontrollato gli orari su internet decido di andare, forse sono ancora in tempo, ci vorranno si e no quindici minuti a passo spedito da qui a casa fino in centro e l’orario che ho controllato sul sito mi da ancora mezz’ora di tempo prima della chiusura.
E’ luglio e a Bologna si suda solo a esistere. Io e la mia pressione bassa ci sentiamo svenire al sol pensiero di muovere un passo, ma per qualche insolita frenesia indosso comunque una maglietta e mi catapulto giù per le scale a un’insostenibile andatura svelta.
Arranco tra i portici e l’asfalto rovente, zigzagando in cerca di ombra come una pedina della dama che si sposta solo sulle caselle nere. Butto un occhio all’ora sul cellulare, che intanto mi sfugge dalle mani come una saponetta, e un occhio al fogliettino ormai sudicio che porto in tasca con  su scritto l’indirizzo esatto.
Imbocco la via giusta voltando l’angolo con le movenze degli specialisti di slalom speciale quando sfiorano i paletti delle piste da sci e comincio e contare i numeri civici. Pari di qua, dispari di là.
Dispari.
Questo no.
Questo no.
Questo manco ce l’ha.
Questo no.
Questo neanche.
Ci siamo.
Eccolo.
Mi inchiodo. Il cuore mi pompa a mille e forse per quello la mia abituale pressione da minimo sindacale non può vincere e io non svengo.
Osservo il portone, lì per lì non riesco a trovare il campanello giusto, poi guardo meglio e punto il dito, che trema un po’. Suono.
Si sente un trillo ovattato che viene da dentro una vetrata a fianco al portone. Poi silenzio.
I famosi attimi infiniti.
La porta si apre, salta fuori un cagnolino e qualcuno che mi domanda di cosa ho bisogno. Bella domanda.
Non ricordo la frase che pronunciai con affanno e evidente impaccio, ma mi risposero “si, vieni, entra, tu pensa che stavo per chiudere”.

Così colò la prima goccia.
Avevo raggiunto gli zero gradi, in un giorno qualsiasi d’estate, in una Bologna svuotata, lontano da tutti, all’insaputa anche delle mie stesse coscienti volontà.
33 anni di innalzamento lento della temperatura, impercettibili  o anche grossolani spostamenti del termometro, ma comunque in un gelo totale, fino all’avvicinarsi del grado critico di temperatura interna.
Sono al disgelo e fluisco come acqua che sembra sgorgare dal nulla e che invece si forma proprio per universali leggi naturali alla base del nostro esistere.
Divengo in un colpo solo cristalli sciolti, molecole in subbuglio dopo lunghi anni di quiete apparente.
Da impenetrabile massa solida mi rivoluziono con spinta cinetica, spargendomi in tutte le direzioni e  inondando ogni luogo del mio vivere quotidiano.
Somma di ogni avvenimento, questa transizione mi libera da una forma fissa per donarmi il movimento essenziale alla vita.

zorba-greco

Così come per la singola vita di un individuo, così per la società, non sappiamo mai, in tutta coscienza, quando e quanto siamo vicini al grado zero. Abbiamo solo una certezza: continuare a riscaldare.
Ogni qualvolta incontriamo qualcuno che ci sembra così lontano dall’abbandonare le forme rigide e fredde del ghiaccio possiamo e dobbiamo lasciare del nostro, perchè il cambiamento è somma di ogni apparentemente ininfluente sedimento, sforzo, grado, punto di vista, pensiero e comportamento.

Distribuite calore.

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