Il nipote segreto

L’altro giorno in negozio, nel trambusto dei saldi, è arrivata una signora che somigliava alla mia cara zia.
Non era una somiglianza fisica vera e propria, c’era qualcosa…c’era qualcosa nel comportamento, negli occhi, nel modo di muoversi, nel sapere esattamente cosa le donasse e cosa no, nello scegliere colori vivaci, ma non pacchiani, nel permettersi una polo da uomo senza timori di intaccare un briciolo della propria femminilità, e quel trovare simpatico il particolare del taschino.
La zia l’avrebbe detto proprio così, come me lo stava dicendo questa elegante signora: “E’ simpatico vero?”
E mi guardava negli occhi. E sorrideva. E sorridevo anche io.
Mi ha fatto una carezza, sfiorandomi appena la spalla, dicendomi che ero molto gentile e carino. Lo ha ripetuto poi, scandendo di più le parole e guardando altrove.
Mi sono preso quel complimento zia, me lo sono tenuto stretto, come se me lo stessi dicendo tu.
Perchè io non ho avuto il tempo di raccontarti chi sono diventato
e  tu forse lo hai sempre saputo.

Forse lo sapevi, quando mi tagliavi i capelli sul tuo bel terrazzo, pieno di gerani profumati, che anche se tiravamo le tende fino in fondo, c’era sempre tanta luce.
Si vedeva il mare e la montagna dal tuo terrazzo zia.
Le cupole dell’osservatorio.
Il traffico dello stradone giù in basso. Le persone sembravano pupazzetti piccoli piccoli.
Si vedeva una grande vasca con i pesci rossi.
Ti chiedevo di tagliarli corti…corti zia!
E tu tagliavi.
Poi prendevi tutti i riccioli mozzati e li rimiravi come un prodigio della natura.
E poi ridevamo.
Eravamo complici del guaio.

Non ho fatto in tempo zia
a raccontarti di questo “guaio” e a riderne con te.
I capelli me li taglio da solo da parecchio tempo,
ma ogni tanto, guardando il batuffolo a terra
una risata me la faccio
e tu ridi con me.

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