Buon compleanno Stefano. Facciamo chiarezza.

Oggi compio un anno.
Perchè oggi compio un anno?
Perchè il dieci aprile dell’anno scorso cominciavo la terapia ormonale sostitutiva.
La pozione magica.
Il testosterone.

In questo anno mi sono sentito porre molte domande in merito al mio percorso di riassegnazione dell’identità di genere. Ma due in particolare sono state, per la quasi totalità, le prime e a volte…le sole.
1) i documenti
2) “il pistolino” (domanda posta più o meno apertamente)

Così ho capito quanto, per tutti, automaticamente, il nocciolo della questione risieda in queste due componenti. E quanto tutto ciò sia distante dalla realtà.
L’incongruenza palese tra la mia faccia e il nome che compare nei miei documenti identificativi lo vivo come un problema non mio. Ogni qualvolta l’accertamento delle mie generalità porta l’interlocutore che ho di fronte allo spaesamento viene smascherato il mito dei dati sensibili e viene messa a nudo l’assoluta incapacità della società di confrontarsi con una entità umana in profondo mutamento.
E’ esterna a me la necessità di identificarmi. Io so chi sono e il nome al quale rispondo, e non è più quello che raccontano le carte che il mondo mi chiede.
Così come non è la conformazione genitale di un individuo a racchiudere e determinare in modo assoluto la percezione che costui ha del proprio sè. E’ una componente, me non ne è il cardine.
Così “l’operazione”, come spesso ho sentito definire questa nube oscura della chirurgia, altro non è che un facoltativo ultimo passo che i ragazzi transessuali possono scegliere di compiere.

Il percorso di transizione è perciò una costellazione di cambiamenti supportati dalla terapia ormonale, in misura principale, e da una serie di interventi chirurgici non necessariamente obbligatori o desiderati.
Per chi, come me, è in metamorfosi, i veri grandi traguardi sono altri.
Poter essere sinceri con i propri genitori, con i propri amici e con tutte le persone care.
Poter vestire abiti adeguati. Soprattutto negli ambiti dove esistono divise e etichette.
Poter parlare con un tono di voce che si riconosce come proprio.
Poter cambiare postura della camminata, sciogliere i comportamenti gestuali, i muscoli, rilassarsi fisicamente.
Muoversi tra le persone senza sentirsi un impostore.
Guardarsi allo specchio e accettarsi completamente, belli o brutti non importa, perchè quello che vediamo allo specchio è una ricongiunzione, la fine dello scollamento tra la percezione del sè e lo scafandro che ci si trascina addosso, fatto di carne inadeguata e sovrastrutture culturali.

Mi sono domandato per tutta la vita, e tutt’ora continuo a domandarmelo, come tutto questo possa accadere ad una persona. Cosa è accaduto nel mio cervello e nel mio corpo al momento della sua creazione? Sì, perchè il discostamento che si vive nasce con noi, lo si sente antecedente a qualsiasi ragionamento cosciente. E a tutto questo non trovo risposta. Ma sta di fatto che è tutto prepotentemente reale, che accade, in questo caso a me, e io ve lo racconto.

IMG_20150410_105517

Annunci